Come si ricaricano i veicoli elettrici

Oggi si parla sempre più di veicoli elettrici (come quelli della nota società Alke) e se ne sponsorizza continuamente l’utilizzo al fine di sensibilizzare i cittadini ad una maggiore tutela dell’ambiente in cui vivono.

E’ ben noto, purtroppo, quanto siano diventati allarmanti negli ultimi anni i livelli di inquinamento raggiunti nelle città e dovuti ai continui gas nocivi emessi dai veicoli alimentati da combustibili interni (benzina e diesel), che stanno letteralmente mettendo a rischio la salute dell’uomo.

I veicoli elettrici, invece, essendo alimentati da energia elettrica rappresentano una valida alternativa ed una possibile soluzione a tale delicato problema, perché non essendo alimentati da un motore termico, evitano di rilasciare nell’aria sostanze pericolose.

Ma come fa a muoversi un veicolo elettrico? attraverso un motore che riceve impulso da particolari batterie a litio, le quali necessitano, naturalmente, di essere ricaricate proprio come un comune cellulare.

Nella maggior parte dei casi esso viene ricaricato a domicilio, attraverso una presa domestica standard e con l’ausilio di un cavo elettrico fornito insieme al veicolo oppure utilizzando un’apposita wallbox.

Quest’ultima, come raccomandato anche dalla maggior parte dei produttori di auto elettriche, sono da preferire soprattutto per ragioni di sicurezza, anche se la maggior parte degli utenti continuano a ricaricare servendosi soltanto del cavo loro fornito.

In questo caso è sempre consigliabile far controllare il proprio impianto elettrico, al fine di scongiurare il rischio di riscaldamento della linea.

Naturalmente, a differenza della wallbox, il cavo di ricarica comporta dei tempi di ricarica più lunghi, in quanto limita volontariamente l’intensità di corrente a massimo 10 ampere, ecco perché è sempre preferibile ricaricare il proprio veicolo elettrico di notte, quando tale differenza sicuramente non si nota.

La wallbox, invece, migliore sistema di ricarica, comporta una spesa decisamente più alta, a cu bisogna aggiungere anche i costi di installazione iniziale.

Il secondo metodo di ricarica, quello utilizzato da un numero nettamente inferiore di possessori di veicoli elettrici, è di tipo pubblico; le note colonnine di ricarica che si trovano nelle città sono quelle che consentono di fermarsi a ricaricare in ogni momento della giornata.

Purtroppo, però, il numero di infrastrutture presenti nei centri urbani è ancora esiguo, causando un certo disagio a chi ha necessità di rifornire la propria auto di energia elettrica.

In genere, i punti di ricarica pubblici si trovano sulle strade, nei parcheggi pubblici o nei pressi dei grandi centri commerciali e sono facilmente localizzabili grazie ad un apposito servizio presente sul web (chargemap.com).

Se si opta per tale servizio di ricarica, è necessario essere in possesso di una specifica carta, anch’essa richiedibile attraverso il sito su menzionato.

Sicuramente ancora tanto c’è da lavorare per creare sempre più punti di ricarica pubblici e limitare al massimo il disagio per gli automobilisti, così come rendere maggiormente efficienti le batterie, migliorando l’autonomia del veicolo stesso.

La diffusione dei veicoli elettrici stenta ancora a decollare anche per questi importanti problemi, a cui nei prossimi anni sicuramente si troverà una soluzione per consentire una circolazione più pulita, attraverso mezzi alimentati a sola energia elettrica (vedi anche veicoli alke), che rispettino e tutelino l’ambiente, ma soprattutto la salute umana.

 

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